SVIZZERA – Il dibattito sui costi sanitari ignora spesso una strategia aggressiva di Big Pharma: l’estensione artificiale dei monopoli tramite i brevetti. Molte aziende blindano i medicinali di punta depositando centinaia di tutele secondarie. Questa tattica ritarda l’arrivo sul mercato di generici e biosimilari economici, costringendo i sistemi sanitari a pagare cifre astronomiche a scapito dei contribuenti.
Brevetti farmaceutici: il caso Keytruda e i costi svizzeri
L’esempio più lampante è l’anticancro Keytruda. Secondo il Rapporto Helsana, nel 2024 le casse malati svizzere hanno speso ben 183 milioni di franchi per questo solo farmaco. Sebbene le autorità abbiano negoziato una riduzione del prezzo, l’inchiesta internazionale rilanciata dalla RSI e supportata da Public Eye svela che una fitta rete di brevetti secondari rischia di bloccare la concorrenza fino al 2042.
Un freno politico all’innovazione economica
Mentre case farmaceutiche come Sandoz denunciano l’abuso dei cosiddetti patent thickets, la Svizzera fatica a promuovere riforme. Berna difende la proprietà intellettuale, poiché i settori che ne dipendono generano oltre il 60% del PIL nazionale. Frenare l’innovazione pigra e sbloccare i biosimilari approvati da Swissmedic resta l’unica via per alleggerire i costi di degenze e flebo.

















