SVIZZERA – In occasione del Premio Stampa Svizzera 2026, il consigliere federale Ignazio Cassis ha sottolineato come l’informazione sia lo specchio di un Paese plurilingue e democratico. Nel suo discorso a Berna, il capo del DFAE ha evidenziato il crescente pericolo della disinformazione globale, citando la “nebbia di guerra” di Clausewitz, oggi amplificata da tecnologie che rendono labile il confine tra realtà e finzione. In un contesto segnato da conflitti e dati contrastanti — dai numeri delle vittime in Medio Oriente alle tensioni elettorali in Europa — il potere della parola, dell’immagine e del dato numerico impone una riflessione profonda sull’uso etico degli strumenti di comunicazione moderni.
Giornalismo come garante di fiducia e democrazia
Il ruolo dei media nel 2026 non è solo narrazione, ma garanzia di credibilità. Cassis ha esortato i giornalisti a riscoprire la dignità del tempo e della riflessione contro la velocità dei social media, privilegiando il compromesso alla polarizzazione. Come “cani da guardia della democrazia“, i professionisti dell’informazione devono distinguere tra fatti e plausibilità, mantenendo netta la separazione tra giornalismo, attivismo e lobbying digitale. Citando Hannah Arendt, il Consigliere ha ricordato che senza informazioni affidabili non può esistere fiducia, e senza fiducia la democrazia stessa rischia di vacillare, rendendo la libertà di stampa un pilastro di responsabilità civile.

















