DAVOS – Al World Economic Forum di Davos, Donald Trump ha delineato una visione dell’America come unico e incontestabile motore economico del pianeta, bollando l’Europa come un modello “nella direzione sbagliata“. La sua retorica si poggia su cifre spettacolari, come la stima di crescita del 5,4% per il quarto trimestre del 2025 (basata sulle proiezioni GDPNow della Fed di Atlanta), presentata come la prova di un “boom mai visto prima“. Nonostante i dati ufficiali del terzo trimestre confermino un’accelerazione al 4,3%, il “miracolo” trumpiano deve fare i conti con le incognite dello shutdown federale e con le stime del Fondo Monetario Internazionale, che per il 2026 prevedono una crescita più contenuta del 2,6%. La narrazione di un’inflazione definitivamente sconfitta e di una leadership assoluta nell’intelligenza artificiale funge da leva politica per riaffermare un’egemonia che non accetta mediazioni, trasformando i successi macroeconomici in una patente di legittimitĆ per riscrivere le regole del commercio globale.
Tra dazi e Groenlandia: l’economia come arma geopolitica
L’ostentato ottimismo di Trump non ĆØ solo un esercizio di stile, ma il pilastro di una strategia che utilizza la forza del PIL per imporre dossier controversi, come l’annessione della Groenlandia o la riforma aggressiva della Federal Reserve. Rivendicando tassi d’interesse più bassi al mondo e il ruolo “riparatore” dei dazi, il Tycoon invia un messaggio chiaro alle cancellerie europee: la prosperitĆ globale dipende esclusivamente dalla salute degli Stati Uniti. Tuttavia, dietro la facciata dei record di borsa e dei 20 trilioni di dollari di investimenti promessi, restano aperte le sfide della sostenibilitĆ fiscale e del crescente divario sociale. Mentre l’UE cerca una difficile autonomia strategica tra accordi in India e il Mercosur, la tesi di Trump rimane la stessa: l’egemonia americana ĆØ un fatto giĆ scritto nei numeri, reali o presunti che siano, lasciando agli alleati un’unica opzione: allinearsi o subire le conseguenze di una nuova stagione di protezionismo coercitivo.













