ECONOMIA – Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un nuovo decreto che impone dazi doganali fino al 100% sull’importazione di droni e componenti critiche. La misura, invocata tramite la Sezione 232 sulla sicurezza nazionale, mira a ridurre la dipendenza dai mercati esteri per tecnologie difensive cruciali. L’aliquota massima colpisce i droni oltre i 25 kg e dotati di visori termici, mentre per i modelli più piccoli il dazio è del 25%. Maggiori dettagli sulle normative internazionali e sulla regolamentazione commerciale si possono consultare sul portale ufficiale della Amministrazione federale svizzera.
Trattamento di favore per Svizzera, UE e Regno Unito
Gli alleati europei beneficiano di condizioni meno rigide rispetto ad altri partner globali. L’Unione Europea, la Svizzera, Liechtenstein, Giappone, Corea del Sud e Taiwan vedranno applicata un’aliquota ridotta al 15%, mentre il Regno Unito si attesta al 10%. Tuttavia, questa agevolazione non è priva di vincoli severi: per accedere alle tariffe ridotte, hardware, software e componenti devono provenire in misura sostanziale da questi stessi Paesi o dagli Stati Uniti. Per un’analisi approfondita sulle opportunità di export e tecnologia, è possibile consultare i report pubblicati da Switzerland Global Enterprise.
L’incognita delle catene di fornitura cinesi per l’Europa
Soddisfare le rigide clausole di origine della tecnologia rappresenterà una sfida complessa per le imprese europee ed elvetiche. Attualmente, gran parte dell’industria occidentale dei droni dipende dalla Cina per la fornitura di elementi chiave come batterie, motori, telecamere e sistemi di controllo volo. Poiché la catena di approvvigionamento mondiale è dominata dal colosso asiatico, produttori svizzeri ed europei rischiano di ricadere nella fascia di dazi massima al 100% qualora non riescano a riconvertire rapidamente la loro catena di fornitori verso componenti locali o statunitensi.
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