FOCUS – L’Arabia Saudita ha rinnovato il proprio impegno verso Islamabad con un’iniezione di liquidità da 3 miliardi di dollari, una mossa decisiva per scongiurare il default immediato e stabilizzare le riserve valutarie necessarie agli accordi con il FMI. Più che un semplice salvataggio economico, l’intervento di Riad riflette una chiara strategia geopolitica: mantenere la stabilità di un alleato chiave, unica potenza nucleare del mondo musulmano e perno militare tra Medio Oriente e Asia meridionale. Sebbene il prestito garantisca ossigeno alle casse pakistane, l’operazione non risolve le fragilità strutturali di un sistema economico profondamente dipendente dagli aiuti esterni dei partner del Golfo.
Il patto di difesa 2025 e i limiti della cooperazione regionale in Pakistan
Nonostante il consolidamento del rapporto finanziario, l’alleanza tra Riad e Islamabad deve fare i conti con i vincoli della difesa reciproca sanciti nel 2025. Se da un lato il Pakistan funge da garante di sicurezza nell’area sunnita, dall’altro la sua operatività resta limitata dalle tensioni con l’India e dai delicati equilibri con l’Iran. L’Arabia Saudita, d’altronde, non può compromettere i propri interessi energetici con Nuova Delhi, rendendo il legame con Islamabad una partnership di “contenimento”. In ultima analisi, il denaro saudita riesce a frenare l’emergenza e a garantire l’allineamento politico di Islamabad, ma non possiede la forza d’urto necessaria per ridefinire i complessi equilibri geopolitici e le storiche rivalità che attraversano la regione.

















