MONDO – Le relazioni tra Colombia ed Ecuador sono precipitate in una crisi senza precedenti, culminata con l’annuncio da parte di Bogotá di un innalzamento dei dazi doganali al 100% su tutti i prodotti importati dal vicino. Questa misura drastica risponde alla decisione del presidente ecuadoriano Daniel Noboa di raddoppiare le tariffe sulle merci colombiane, ma le radici dello scontro sono profondamente politiche e ideologiche. Al centro della disputa vi è la gestione della sicurezza transfrontaliera: Noboa accusa Gustavo Petro di scarsa fermezza contro i cartelli del narcotraffico, mentre il leader colombiano rivendica record storici nei sequestri di cocaina. La tensione è esplosa definitivamente sul caso di Jorge Glas, l’ex vicepresidente ecuadoriano a cui Petro ha concesso la cittadinanza definendolo un “prigioniero politico”, mossa che ha spinto Quito a richiamare il proprio ambasciatore.
Conseguenze economiche e il possibile addio alla Comunità Andina (CAN)
La rottura diplomatica minaccia ora di destabilizzare l’intera regione andina, trasformando il confine in una barriera commerciale invalicabile. Le ripercussioni economiche sono pesanti per entrambi i mercati: la Colombia perde un acquirente chiave di energia elettrica, farmaci e veicoli, mentre l’export ecuadoriano di oli vegetali e minerali subisce un arresto forzato. In questo scenario di incertezza, il Presidente Petro ha ventilato l’ipotesi di far uscire la Colombia dalla Comunità Andina (CAN) per puntare a un’adesione piena al Mercosur. Tale spostamento geopolitico, unito al fallimento degli sforzi diplomatici dichiarati dal ministro Diana Morales, segna un punto di non ritorno che potrebbe ridisegnare gli equilibri di potere e le alleanze strategiche in tutto il Sud America.


















