MONDO – La bilancia commerciale della Tunisia continua a subire forti pressioni finanziarie. Secondo gli ultimi dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica, nei primi quattro mesi del 2026 il deficit complessivo ha raggiunto i 7,5 miliardi di dinari. A pesare sul risultato è soprattutto il comparto energetico, il cui passivo ha superato i 4,1 miliardi di dinari a causa della forte domanda interna di carburante e della dipendenza dai mercati esteri. Per un’analisi approfondita sulle dinamiche dei mercati globali delle materie prime, è possibile consultare i report del SECO (Segretariato di Stato dell’economia).
Boom dell’olio d’oliva: il riscatto alimentare
A fare da contrappeso alla crisi energetica ci pensa il settore agricolo. La bilancia commerciale alimentare tunisina ha infatti registrato un importante surplus di 963,5 milioni di dinari. Il merito va principalmente al boom delle esportazioni di datteri e olio d’oliva, che nel primo trimestre dell’anno ha segnato un incremento superiore al 38%. Questo flusso di scambi sottolinea l’importanza degli accordi commerciali euro-mediterranei, monitorati con attenzione anche da istituzioni elvetiche come l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini UDSC per quanto riguarda l’import-export.
Il paradosso economico tra riforme e transizione
L’economia tunisina si trova oggi davanti a un bivio e a un evidente paradosso: l’eccellenza del settore primario riesce solo in parte a compensare la fragilità energetica e il calo di produzione interna di gas e petrolio. Per sostenere le riserve di valuta straniera e frenare l’inflazione, il governo punta tutto sull’agricoltura. Tuttavia, restano centrali i temi legati agli investimenti e alla cooperazione internazionale per lo sviluppo economico, dinamiche ampiamente sostenute a livello globale da enti come la Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC.

















