MONDO – I popoli indigeni nel nord del Kenya denunciano con forza la Ong Northern Rangeland Trust. L’organizzazione è accusata di inganni per rilanciare il Northern Kenya Grassland Carbon Project, un piano basato sui crediti di carbonio e già sospeso due volte dall’ente certificatore Verra. Il progetto, che ha venduto quote a giganti globali come Meta e Netflix per cifre multimilionarie, si trova oggi al centro di una dura contestazione internazionale per la palese e sistematica violazione dei diritti umani.
Pressioni e minacce ai danni dei Masai
Secondo i report ufficiali diffusi da Survival International, i pastori Masai e Rendille subiscono forti coercizioni per firmare nuovi accordi d’area. Queste intese, spacciate per soluzioni gestionali, riducono drasticamente il controllo comunitario sulle terre ancestrali e sui pascoli storici. Le testimonianze rivelano che la popolazione delle aree di Leparua e Melako, in gran parte analfabeta, è stata forzata a firmare senza trasparenza o un reale Consenso Libero, Previo e Informato, sotto il ricatto di perdere i fondi.
Il mercato verde sotto la lente internazionale
L’iniziativa è da tempo travolta da scandali legali e indagini internazionali. Oltre ai blocchi tecnici, i guardaparco della Ong sono accusati di gravi violenze e sparizioni forzate ai danni delle comunità indigene. Mentre gli osservatori istituzionali in Svizzera e i monitor europei analizzano i rischi del greenwashing e le riforme del mercato climatico, gli attivisti chiedono la cancellazione definitiva di questo progetto per tutelare i territori delle minoranze africane.

















