MONDO – Il Regno del Marocco ha ufficialmente conquistato il primato di economia più industrializzata del continente africano, superando storicamente il Sudafrica. Secondo i dati macroeconomici analizzati dalla Banca Africana di Sviluppo (AfDB), questo storico sorpasso corona una strategia politica ventennale focalizzata sull’attrazione di capitali e sul potenziamento delle infrastrutture. Un ruolo cruciale in questa scalata è giocato dal porto di Tangeri Med, oggi il principale hub marittimo del continente. La crescita degli investimenti esteri riflette le dinamiche globali monitorate dal Segretariato di Stato dell’economia SECO, che evidenziano la crescente attrattività del mercato nordafricano per le catene di fornitura internazionali.
Non solo automotive: il boom del settore aerospaziale
La vera svolta del modello marocchino risiede nella diversificazione economica. L’industria del Regno non dipende più soltanto dai fosfati o dal settore automobilistico, ma si è imposta a livello globale nell’aeronautica. Oggi, ogni aereo civile in volo prodotto dopo il 2005 integra almeno un componente essenziale fabbricato in Marocco, confermando la lungimirante scommessa industriale di Re Mohammed VI. Questo ecosistema tecnologico avanzato è supportato da solidi accordi commerciali bilaterali, i cui canali di sviluppo e cooperazione economica sono regolarmente approfonditi nei report della Direzione dello sviluppo e della cooperazione DSC, l’organismo svizzero che mappa i progressi strutturali nell’area MENA.
Le sfide interne: disparità e occupazione giovanile
Dietro i record di esportazioni rimangono tuttavia nodi strutturali complessi da sciogliere. L’industrializzazione forzata ha finora avvantaggiato le regioni costiere e i poli globalizzati vicini ai grandi porti, ampliando il divario socioeconomico con le periferie e i territori interni. Nonostante il boom di imprese e hub logistici, il Marocco fatica ancora a generare un volume di posti di lavoro sufficiente per la sua popolazione, specialmente per le fasce giovanili. La sfida cruciale per il futuro del Regno sarà quella di redistribuire la ricchezza accumulata, trasformando i primati manifatturieri in un benessere diffuso e inclusivo a livello sociale.

















