ECONOMIA – L’economia della vendita dell’oro vive una fase di straordinario fermento, spinta da quotazioni di borsa sui massimi storici. Questa dinamica ha generato un boom di compravendite nei negozi “compro oro”, trasformando vecchi preziosi in una risorsa immediata di liquidità. Il fenomeno interessa sia i privati sia gli investitori desiderosi di riallocare il proprio capitale. A livello internazionale, la compravendita e la lavorazione si affidano a rigide norme di tutela e tracciabilità, come quelle stabilite dal Controllo dei metalli preziosi svizzero.
Come si determina il valore dell’oro usato
Il valore economico dei gioielli venduti dai privati non corrisponde mai direttamente al prezzo del metallo puro a 24 carati quotato sui mercati finanziari. Il calcolo si basa primariamente sulla caratura: la maggior parte dei monili è in oro 18 carati (punzonato con il timbro 750), composto per il 75% da oro puro e per il 25% da altri metalli leganti come rame o argento. La quotazione reale offerta al cliente rispecchia questa percentuale netta, decurtata dei costi operativi del commerciante per la fusione e la raffinazione del metallo.
Trasparenza e valore strategico per i risparmiatori
In un contesto finanziario dinamico, cedere oro usato costituisce una scelta strategica sia per far fronte a esigenze di cassa correnti sia per monetizzare beni fermi. La sicurezza degli scambi sul mercato globale è garantita da elevati standard di filiera, supportati da strumenti quali la Piattaforma svizzera per la trasparenza dei metalli preziosi. L’oro si riconferma così un asset altamente liquido, capace di valorizzare in modo trasparente il patrimonio personale e familiare.
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