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Terre rare: il Canada sfida il dominio cinese

ARTICO – Le Terre Rare (REE), un gruppo di 17 elementi metallici essenziali per l’economia moderna e futura, sono al centro di una crescente tensione geopolitica. Sebbene non siano realmente “rare” nella crosta terrestre, la loro complessa identificazione, estrazione e soprattutto la raffinazione le rendono strategiche. Questi metalli sono indispensabili per la transizione energetica (auto elettriche, energia rinnovabile) e per settori chiave come la difesa, l’aerospaziale e l’elettronica di consumo (smartphone, fibra ottica). La Cina detiene attualmente una posizione dominante, controllando circa il 60% dell’estrazione mondiale e quasi il 90% della lavorazione. Questa dipendenza pone l’Occidente in una posizione di vulnerabilità, specialmente considerando che la domanda di REE (in particolare quelle usate nei magneti) è prevista quintuplicare entro il 2040.

Il Canada in campo per spezzare il monopolio di Pechino

Di fronte al monopolio cinese, Paesi come il Canada stanno cercando attivamente di sviluppare una filiera di approvvigionamento alternativa per le Terre Rare, un passo cruciale per garantire la propria sicurezza economica e tecnologica. L’obiettivo primario non è solo aumentare l’estrazione, ma soprattutto creare le infrastrutture di raffinazione necessarie a trasformare gli ossidi grezzi in materiali utilizzabili. Nonostante la presenza di compagnie non cinesi come l’australiana Lynas e l’americana MP Materials, la dipendenza occidentale da Pechino per la fase di raffinazione finale rimane un punto critico. Il coinvolgimento del Canada, ricco di risorse minerarie, rappresenta un tentativo strategico di diversificare la catena di fornitura globale e di ridurre l’influenza cinese su queste materie prime critiche, essenziali per il futuro della tecnologia e della sostenibilità.

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