Università della Svizzera italiana: parole che curano, la medicina narrativa

conferenza

LUGANO – Università della Svizzera italiana: parole che curano, la medicina narrativa.

LA MEDICINA NARRATIVA ALL’UNIVERSITÀ DI LUGANO

Fino a dicembre, per sette lunedì, personalità del mondo della scienza e professori della Facoltà di scienze biomediche e della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’Università della Svizzera italiana, coordinati da Enzo Grossi, si confronteranno su sette temi che legano la parola alla medicina e al benessere delle persone. È quanto propone “Parole che curano”, la terza edizione del corso di Cultura e Salute promosso dalla Facoltà di scienze biomediche dell’Università con la Divisione Cultura della Città di Lugano e la Foundation per la ricerca scientifica, che quest’anno vede la collaborazione artistica del LAC di Lugano. Le sette lezioni tematiche, aperte al pubblico. Queste serate coinvolgeranno gli studenti e i dottorandi della Facoltà di scienze biomediche e della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’USI, oltre a tutti i cittadini che vorranno partecipare. Ogni lezione prevede un key-note speech introduttivo da parte di un ospite internazionale, a cui sarà dato il compito di presentare il tema della lezione sulla base della propria esperienza e competenza. A questa introduzione seguirà un dibattito al quale saranno coinvolti uno o più esperti in materia con il ruolo di discussant.

IL CORSO

L’edizione 2023 del Corso USI Cultura e salute entra decisamente nel campo delle cosiddette Medical Humanities, definite da Bernegger e Malacrida come “scienze culturali della medicina”. Si tratta di un valido supporto per gli operatori sanitari a perseguire gli obiettivi della medicina attraverso strumenti complementari, tra cui spicca la narrazione in tutte le sue forme. Da qui il titolo del Corso: parole che curano. Le parole che curano sono quelle del paziente che racconta la propria storia al curante, configurandosi nella medicina narrativa. Sono anche le parole di uno scrittore, che si trasforma in lettura genitoriale come supporto al neurosviluppo in età pediatrica o come strumento di prevenzione del decadimento cognitivo in età avanzata. Altre parole sono quelle di un individuo che scrive di sé stesso, in altri termini la scrittura espressiva, e quelle di chi diventa attore sul palcoscenico per condividere le proprie emozioni, ovvero la teatro-terapia. Per ognuna di queste modalità narrative esiste un’ampia mole di evidenze scientifiche, che ne attestano l’utilità per la salute umana. Saranno scienziati di alto livello ad alternarsi nella esposizione della materia in sei appuntamenti preceduti da una lezione di apertura sul concetto basilare per l’intera disciplina Cultura e salute: l’unità mente e corpo. Ad accompagnare il corso saranno sette letture sul tema selezionate in collaborazione con la Fondazione Sasso Corbaro, rielaborate dal drammaturgo Riccardo Favaro e messe in scena da Carmelo Rifici, direttore artistico del LAC, grazie alla voce di attori di primaria importanza.