EUROPA – La Corte di Giustizia dell’UE ha emesso una sentenza fondamentale che rafforza il potere delle forze dell’ordine nella conservazione dei dati biometrici e genetici di individui condannati o semplicemente sospettati di aver commesso reati dolosi. I giudici di Lussemburgo hanno chiarito che il diritto dell’Unione, in particolare la direttiva sul trattamento dei dati personali per prevenzione ed esecuzione di reati, non contrasta con una normativa nazionale che autorizza la raccolta indistinta di tali dati sensibili. Questa pronuncia stabilisce un delicato equilibrio tra le esigenze di ordine pubblico e sicurezza interna e i diritti individuali, permettendo alla polizia di procedere a schedature e mantenere queste informazioni anche per lunghi periodi. Ć cruciale, tuttavia, che le leggi nazionali stabiliscano termini adeguati per la verifica periodica della necessitĆ di conservare tali dati, garantendo che non si verifichino abusi.
La Polizia in Europa
La sentenza sottolinea che, sebbene sia concessa alle autoritĆ di polizia la facoltĆ di decidere la conservazione basandosi su norme interne e senza l’obbligo di un periodo massimo di scadenza, tale facoltĆ ĆØ vincolata al pieno rispetto del trattamento dei dati sensibili. Le forze dell’ordine, come titolari del trattamento, devono aderire all’insieme dei principi e requisiti specifici previsti per questa categoria di informazioni. I diritti del condannato o del sospettato devono essere garantiti, in particolare prevenendo abusi nelle modalitĆ di trattamento. Un altro punto chiave evidenziato ĆØ che la normativa nazionale che consente la raccolta di dati biometrici e genetici non deve operare una separazione netta tra le due categorie di persone (condannati e sospetti), assicurando coerenza giuridica. Questa decisione di Bruxelles fornisce un quadro di riferimento chiaro per gli Stati membri in materia di Difesa e Sicurezza.












