MONDO – Mentre Pechino ospitava il bilaterale tra Xi Jinping e Donald Trump, a Nuova Delhi i Ministri degli Esteri dei BRICS si sono riuniti per preparare il summit di settembre. L’incontro, nobilitato dalla presenza del Premier indiano Narendra Modi, ha visto la partecipazione di 11 Paesi membri e 6 partner, inclusi Nigeria e Vietnam. Nonostante la guerra non dichiarata tra Iran ed Emirati Arabi Uniti, la presenza di entrambi i ministri ha confermato la capacità del blocco di porsi come piattaforma diplomatica neutrale, in linea con le analisi di politica estera pubblicate da Le Temps.
Economia e multilateralismo: la dichiarazione indiana
La mancanza di un comunicato congiunto si è risolta in una dichiarazione della presidenza indiana, che ha riassunto le posizioni unanimi del gruppo. I BRICS hanno rilanciato la lotta al protezionismo unilaterale e la necessità di riformare le istituzioni di Bretton Woods e il Consiglio di Sicurezza ONU. Tra i punti chiave spiccano la cooperazione sull’Intelligenza Artificiale, la creazione di una piattaforma commerciale per il grano e la proposta egiziana di un polo logistico a Port Said, temi centrali per la stabilità dei mercati globali monitorati dal portale finanziario Swissinfo.
Verso l’autonomia finanziaria e la de-dollarizzazione
Il Ministro degli Esteri indiano, S. Jaishankar, ha espresso forte preoccupazione per l’instabilità geopolitica, citando la crisi dello Stretto di Hormuz e l’impatto umanitario dei conflitti in Medio Oriente. Parallelamente, la Nuova Banca dello Sviluppo ha riunito il proprio board a Mosca. La presidente Dilma Rousseff ha annunciato un piano quinquennale per finanziare infrastrutture tecnologiche nel Sud Globale, promuovendo l’uso delle monete locali nelle transazioni transfrontaliere per ridurre la dipendenza dal dollaro.

















