MONDO – L’ultima riforma costituzionale della Corea del Nord accentra radicalmente il potere nelle mani di Kim Jong-un, formalizzando il controllo diretto e la delega sulle armi nucleari. Questo mutamento istituzionale declassa i vecchi dogmi ideologici e subordina interamente le strategie economiche alla difesa bellica dello Stato, come approfondito anche dalle recenti analisi geopolitiche della RSI (Radiotelevisione svizzera).
Corea del Nord: la fine della cooperazione con il Sud
Il nuovo testo cancella ogni storico riferimento alla “riunificazione pacifica” della penisola. Seul non è più considerata una controparte per un ricongiungimento futuro, bensì uno Stato confinante e nettamente distinto. Questa formale separazione trasforma l’area in uno scenario di forte instabilità internazionale, costantemente monitorato dal DFAE (Dipartimento federale degli affari esteri svizzero).
Scenari futuri di coesistenza ostile
Secondo gli esperti, la mossa inaugura ufficialmente un’era di “coesistenza ostile”. Pyongyang azzera i tradizionali margini di dialogo e consolida i propri accordi strategici e bellici con Mosca. Privando Seul di una storica leva negoziale basata sull’identità comune, la denuclearizzazione e la stabilità nella regione appaiono oggi traguardi drammaticamente distanti.

















