MONDO – I dati diffusi dall’UNHCR a Ginevra delineano un quadro drammatico: il 2025 è stato l’anno più letale per i Rohingya, con quasi 900 dispersi e un tasso di mortalità di uno a sette. Questa tragedia non è solo umanitaria, ma riflette un fallimento economico strutturale. Il Joint Response Plan 2025 per il Bangladesh ha ricevuto appena il 53% dei fondi necessari, creando un vuoto assistenziale che spinge migliaia di persone — per oltre la metà donne e bambini — verso le reti criminali dei trafficanti. La carenza di risorse ha ridotto drasticamente l’accesso a istruzione e sussistenza nei campi di Cox’s Bazar, trasformando la disperazione in una spinta migratoria forzata verso Indonesia e Malesia.
L’impatto economico del sottofinanziamento umanitario e la crisi dei rifugiati in Asia
Nel primo trimestre del 2026, oltre 2.800 persone hanno già intrapreso queste rotte, alimentando un’economia sommersa basata sullo sfruttamento e la tratta. L’instabilità nel Myanmar e l’insicurezza nei campi profughi rendono il ritorno volontario un’opzione ancora impraticabile, mentre il costo umano continua a salire. L’appello del portavoce Babar Baloch è chiaro: senza una cooperazione regionale solida e un incremento dei flussi finanziari internazionali, l’instabilità economica dell’area continuerà a generare tragedie. Investire in percorsi legali e sicuri non è solo un dovere morale, ma una necessità per stabilizzare una regione gravata da oltre 1,3 milioni di sfollati.

















