MONDO – In un annuncio che segna una svolta inattesa, il leader del Myanmar Min Aung Hlaing ha ordinato l’annullamento di tutte le condanne a morte nel Paese. Il provvedimento, che arriva a cinque anni dal colpo di Stato del 2021, stabilisce che le sentenze capitali siano commutate in ergastolo. La decisione si inserisce nel quadro di un’ampia amnistia concessa per il Thingyan, il tradizionale Capodanno birmano. Secondo le stime ONU, oltre 130 persone erano finite nel braccio della morte sotto il regime militare; questa misura rappresenta dunque un segnale rilevante, sebbene il sistema giudiziario nazionale rimanga caratterizzato da una profonda opacità e dal conflitto civile in corso.
Il leader della giunta commuta le pene in ergastolo in occasione del Capodanno birmano
Oltre alla sospensione delle esecuzioni, l’amnistia prevede il rilascio di oltre 4.300 prigionieri e di circa 180 cittadini stranieri. Tra i beneficiari della grazia figura anche l’ex presidente Win Myint, detenuto fin dai primi giorni del golpe. Il provvedimento stabilisce inoltre una riduzione di un sesto per tutte le condanne inferiori ai 40 anni. Sebbene la comunità internazionale resti cauta, il gesto politico di Min Aung Hlaing, 69 anni, punta a placare le tensioni interne in un momento di forte pressione diplomatica. Resta da vedere se tale apertura favorirà un reale dialogo per la pacificazione del sud-est asiatico.

















