MONDO – Rumen Radev, 62 anni, ha trasformato la sua esperienza da comandante dell’Aeronautica in una fulminea ascesa politica. Dopo due mandati come Presidente, l’ex pilota di MiG-29 ha trionfato alle recenti elezioni con il suo nuovo partito, Bulgaria Progressista, ottenendo il 44,4% dei voti. La sua retorica si fonda sulla promessa di smantellare la “piramide oligarchica” e combattere la corruzione endemica che affligge lo Stato più povero dell’Unione Europea. Presentandosi come l’antidoto ai legami tra politica e mafia, Radev è riuscito a catalizzare il malcontento popolare, garantendosi una solida maggioranza assoluta dei seggi per guidare il Paese.
Dalle acrobazie sui MiG alla vittoria elettorale: la scalata del leader che sfida la corruzione
Tuttavia, la figura di Radev genera forti perplessità a Bruxelles a causa delle sue posizioni filo-Putin. Nonostante si definisca “filo-bulgaro”, il premier sostiene la necessità di riallacciare i rapporti diplomatici con Mosca, interrompere l’invio di armi all’Ucraina e riprendere le importazioni di petrolio russo. Sebbene i critici lo paragonino spesso a Viktor Orbán per il suo pragmatismo critico verso l’Europa, molti diplomatici UE lo considerano un profilo diverso, meno isolato ma altrettanto determinato nel ridefinire il ruolo della Bulgaria nello scacchiere internazionale, bilanciando le riforme interne con una politica estera ambigua.

















