Economia: se la delusione sugli utili fosse dietro la curva, ecco le strategie e i settori in cui investire

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ECONOMIA – SE LA DELUSIONE SUGLI UTILI FOSSE DIETRO LA CURVA, ECCO LE STRATEGIE E I SETTORI IN CUI INVESTIRE

di LIVIO SPADARO – FRAME ASSET MANAGEMENT

Il mese di giugno ha confermato il raffreddamento dell’economia americana e il proseguimento della normalizzazione del mercato del lavoro che, se da un lato favoriscono le possibilità di un easing monetario della Federal Reserve, dall’altro pongono dei dubbi sul fatto che il rallentamento in atto sia di tale portata da convincere la banca centrale ad agire sui tassi. In Europa l’inflazione è scesa (non la versione core), supportando in parte la scelta della BCE di effettuare un primo taglio dei tassi, ma a tenere banco nel Vecchio Continente sono state prevalentemente le questioni politiche. In Cina l’economia ha dato ulteriori segnali di rallentamento anche se gli economisti restano ottimisti per il futuro del Dragone mentre in Giappone la Bank of Japan potrebbe dover agire nuovamente al rialzo sui tassi per diminuire le pressioni al ribasso sullo Yen. Questo mix di dati non favorisce un nuovo intervento della BCE sui tassi per diversi motivi. Il primo è che nonostante i progressi sui prezzi energetici, l’inflazione del settore dei Servizi rimane troppo elevata e dunque un driver per la crescita nominale dei salari europei. La similitudine con gli States è che l’economia europea è trainata dal settore non-Manifatturiero e che la crescita nominale dei salari è funzione del mercato del lavoro che in Europa, cosi come negli USA, resta compresso (il tasso di disoccupazione è sui minimi storici). Pertanto, le politiche monetarie e fiscali dovrebbero cercare di indebolire abbastanza il mercato del lavoro per cercare di diminuire la pressione della crescita dei salari (o, in alternativa, aumentare la produttività). Infatti, la Lagarde e i principali economisti europei hanno dichiarato al forum di Sintra di mantenere una certa cautela per i prossimi tagli dei tassi a causa dell’incertezza sull’outlook di inflazione.

DALLA SECONDA ECONOMIA MONDIALE

Dalla seconda economia mondiale continuano ad arrivare segnali altalenanti. L’attività dei Servizi di giugno, misurata con l’indice PMI Caixin, è sceso a 51.2 dal 54 di maggio che, pur rimanendo in espansione per il 18mo mese consecutivo, ha osservato la lettura più bassa ed il ritmo di espansione più basso da Ottobre 2023. L’attività manifatturiera è invece risultata in flessione per il secondo mese consecutivo a giugno con il relativo PMI che è sceso a 49.5 che però gli economisti contestano perchè il PMI elaborato dal National Bureau of Statistics non sembra riuscire a catturare il momentum positivo delle esportazioni cinesi (difatti il PMI Caixin ha registrato un aumento a 51.8 dal 51.7 di Maggio).  In effetti l’export del Dragone nel 2024 sembra aver ritrovato tonicità, tant’è che gli economisti sondati da Bloomberg hanno alzato le stime per l’intero anno ritenendo che le esportazioni aumenteranno del +4.3% anzichè del +2.8% come precedentemente previsto a maggio e di conseguenza anche la previsione di crescita del PIL è salita al +5% dal +4.9% secondo la mediana delle 68 stime raccolte da Bloomberg.

MERCATI: WALL STREET IN RIALZO GRAZIE ALLE MEGACAP, IL CAOS IN FRANCIA PESA SULL’EUROPA

La performance dei listini azionari globali di giugno è stata eterogenea a causa anche delle vicende politiche occorse durante il mese. L’indice peggiore è risultato il Cac francese in scia al caos politico osservato oltralpe mentre Wall Street ha proseguito i rialzi trainati ancora una volta dal Nasdaq e dalle Megacap il cui peso sul principale indice americano, lo S&P500, è arrivato ormai a livelli estremi. Anche il consenso sulle stime degli utili per il secondo trimestre delle aziende di Wall Street è piuttosto elevato considerando che gli analisti si aspettano una crescita degli EPS del +9% per il Q2, la più alta dal 2021. Anche in termini relativi le dimensioni del mercato azionario US, che riflettono la dominanza dell’economia americana, sembrano essere eccessive. Ed anche in termini assoluti i multipli dello S&P500 sono stati cosi elevati poche volte in passato. Vero è che l’economia americana continua a mantenere una certa resilienza e che si sta osservando una divergenza: da un lato il probabile rallentamento del PIL e dall’altra un’accelerazione degli EPS che storicamente ha rappresentato lo scenario migliore per l’azionario a stelle e strisce. Più in generale, comunque, è da registrare che c’è un certo ottimismo sulla crescita degli utili a livello globale, il Global Earnings Revision Ratio elaborato da Bank of America nell’ultimo mese è aumentato da 0.82 a 0.95 marcando il livello più elevato da 29 mesi. Difatti, l’allocazione sul cash dei Fund Manager globali è sottopesata del 6%, 2 deviazioni standard al di sotto della media di lungo termine. Ottimismo che si riflette anche negli spread creditizi dell’High Yield che si mantengono su livelli storicamente depressi. Il tutto però contrasta con il fatto che l’82% della curva dei rendimenti governativa americana resta ancora invertita che storicamente significa che il mercato sta lanciando un avvertimento per una recessione.

CONCLUSIONI: WALL STREET A RISCHIO « DELUSIONI » DALLE PROSSIME TRIMESTRALI. EUROPA SOTTO PRESSIONI POLITICHE, CINA DEVE STABILIZZARSI

C’è un fatto di cui prendere atto a Wall Street (in realtà già da tempo) e cioè che la performance dello S&P500 dipende ormai per metà dal settore Tech.  Altro fatto da tenere in considerazione è che le stime forward sugli utili delle aziende statunitensi sono parecchio ottimiste. Aspettative che non riguardano esclusivamente il settore Tech (che registra comunque le stime più elevate) ma anche gli altri settori del mercato, che osservano elevate stime di crescita degli utili. Questo accade in un momento in cui le previsioni sulla crescita del PIL americano non sono delle migliori poiché dal +4.2% di metà maggio sono scese al +1.7% a giugno. Ciò che quindi appare probabile è che nei prossimi trimestri vi sarà una delusione per gli utili aziendali anche in forza di una raffreddamento della domanda visto che il contributo della spesa dei consumatori è stato dimezzato nel primo trimestre. Questo significa che l’economia americana è proiettata allo stato attuale in uno scenario di stagflazione (visti anche gli ultimi dati emersi a giugno) con possibile recessione che inizierebbe verso la fine dell’anno nel caso in cui il mercato del lavoro iniziasse una fase di deterioramento dalla attuale di normalizzazione. Tuttavia, allo stato attuale la Fed non ha molta urgenza di tagliare i tassi anche perché da un lato le condizioni finanziarie US sono le più accomodanti da 27 anni. E dall’altro le pressioni inflattive esterne sono ancora evidenti, tra costi di trasporto globali in rialzo. Il petrolio che si riaffaccia su livelli di guardia. Quindi, si potrebbe essere nella fase in cui la crescita non è abbastanza forte per centrare le aspettative sull’equity mentre è abbastanza resiliente per non permettere una fase di allentamento necessario ai bond per poter superare i problemi dell’offerta (i deficit tenderanno a rimanere elevati o ad aumentare sia in Europa che in US) nonostante i premi al rischio dell’azionario favoriscano l’obbligazionario.

IN CONCLUSIONE

Concludendo, per quanto visto sinora si può affermare che la maggior economia mondiale sia in una transizione tra il Mid-Cycle e il Late Cycle (diversi indicatori suggeriscono che si è già nella seconda fase), Bank of America nel grafico seguente ricorda quali siano le azioni da preferire nelle varie fasi del ciclo economico. Si può affermare, dunque, che è arrivato il momento di iniziare a diminuire l’esposizione sull’equity Growth preferendo le azioni con una solida base finanziaria preparandosi ad un secondo semestre di potenziali « delusioni » per gli utili societari. Sull’obbligazionario, visti i tassi ancora storicamente elevati, la parte corta della curva è preferibile (anche High Yield per incrementare il carry di portafoglio) per evitare di incappare nel rischio Duration essendo prematura l’assunzione di questo rischio visti i dati esposti in precedenza. Geograficamente parlando, Wall Street resta ancora il posto in cui investire facendo però attenzione al picking dei titoli e dei settori, l’Europa potrebbe entrare in una fase di instabilità politica appesantendo l’andamento dell’azionario locale anche se allo stato attuale alcuni settori restano attraenti. Gli emergenti restano più interessanti dal punto di vista dell’obbligazionario che non dell’equity in ragione dell’andamento non del tutto stabile dell’economia cinese che inficia sulle altre economie emergenti, l’India resta ancora favorita visto il buon andamento dell’economia locale. Tra le Commodities i metalli preziosi restano interessanti in funzione di copertura del portafoglio, con alcuni asset che presentano delle opportunità grazie a uno squilibrio tra domanda e offerta (argento, uranio per citare degli esempi). Dal punto di vista delle strategie, l’avvicinamento a stagioni di trimestrali difficili e delle elezioni US impone una certa cautela. Le strategie Long Short potrebbero rappresentare un buon motore di Alpha mentre tra quelle direzionali sarebbero preferibili quelle con un bias Value o settoriali per l’azionario. Strategie Multi-Asset sono anch’esse preferibili in funzione della loro abilità di catturare opportunità su asset class diverse mentre sull’obbligazionario sono da preferire strategie flessibili o che generano un buon carry con una Duration media di portafoglio di massimo 4-5 anni.

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