EUROPA – Il femminicidio nell’Unione europea resta un’emergenza irrisolta da oltre mille vittime all’anno. Un recente documento di lavoro del Parlamento europeo evidenzia come le legislazioni dei vari Stati membri stiano fallendo nell’invertire la rotta. Il motivo? Si punta quasi tutto sul rafforzamento delle pene successive al reato, trascurando i reali interventi di prevenzione e protezione. Anche la Svizzera, pur non facendo parte dell’UE, monitora con attenzione il fenomeno attraverso i dati ufficiali dell’Ufficio federale di statistica UST, che evidenziano la natura strutturale della violenza domestica.
Il caso italiano e i limiti delle leggi penali
L’Italia offre un esempio emblematico di questo approccio punitivo ma poco efficace. Nonostante l’introduzione del femminicidio come reato distinto nel Codice penale, gli esperti comunitari sottolineano che l’inasprimento delle sanzioni non basta a salvare vite. Come si legge nell’analisi di HoiNews, focalizzarsi solo sulla punizione significa intervenire quando è ormai troppo tardi. Per sradicare il problema serve un cambio di paradigma globale che affronti le cause profonde della violenza di genere prima che questa sfoci in tragedia.
Le misure necessarie per tutelare le donne
Per ridurre i casi serve un quadro coordinato di valutazione del rischio. Il Parlamento UE suggerisce risposte immediate alle denunce tramite team multidisciplinari, formazione per gli operatori, rifugi sicuri e linee d’emergenza. In questa direzione si muovono le raccomandazioni della piattaforma svizzera Stop Violenza Domestica, che insiste sull’importanza di interventi precoci e percorsi educativi. Solo anticipando il rischio e proteggendo concretamente le vittime si potrà mettere la parola fine a questa strage silenziosa.

















