SVIZZERA – Secondo un recente studio dell’Istituto Paul Scherrer (PSI), condotto per l’Ufficio federale dell’energia, la Svizzera possiede un potenziale inespresso per rafforzare la propria sicurezza energetica. Attraverso l’uso intelligente di biomassa — come legname, fanghi di depurazione e rifiuti verdi — il Paese potrebbe produrre biometano in quantità tali da coprire tra il 25% e il 50% del fabbisogno futuro di gas. Questa transizione, supportata da tecnologie come i gassificatori e i processi Power-to-X, permetterebbe di ridurre drasticamente la dipendenza dalle importazioni estere, stabilizzando l’economia contro le oscillazioni dei mercati globali e i rischi di inflazione legati ai combustibili fossili.
Lo studio del PSI rivela come il biometano possa sostituire il gas fossile
L’indipendenza non passa solo dalla produzione, ma anche dall’efficientamento sistemico. L’ingegnere Tilman Schildhauer sottolinea che la strategia vincente combina l’elettrificazione (pompe di calore) con la generazione locale di gas rinnovabile. Il biometano “casalingo” risulta cruciale per i settori industriali ad alta temperatura e per garantire continuità elettrica durante la “calma oscura”, quando eolico e solare scarseggiano. Sebbene l’autosufficienza totale resti un obiettivo complesso, l’integrazione della biomassa nel mix energetico nazionale rappresenta un pilastro fondamentale per un’economia svizzera più resiliente e sostenibile.

















