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Nucleare: un futuro radioso per l’energia pulita

NUCLEARE: UN FUTURO RADIOSO PER L’ENERGIA PULITA

GINEVRA Nucleare: un futuro radioso per l’energia pulita. A cura di Gian Luca Grassini e Christopher Reuter di DECALIA. Benvenuto dicembre! Il nucleare è una fonte energetica per garantire il carico di base (ossia il requisito minimo di rete) priva di emissioni. La mentalità del pubblico e degli enti regolatori sta evolvendo positivamente, anche se permangono alcune criticità. Per gli investitori, la catena del valore del nucleare offre un’ampia serie di opportunità a lungo termine. Come molti leader di tutto il mondo stanno arrivando a riconoscere, il raggiungimento di obiettivi ambiziosi di sostenibilità per il 2030/2050 implica necessariamente l’attribuzione di un ruolo di primo piano all’energia nucleare. In quanto fonte energetica priva di emissioni utilizzata per il carico di base, con impianti che offrono una longevità eccezionale, è un vettore chiave della necessaria transizione energetica dai combustibili fossili. Questo nonostante le persistenti preoccupazioni in materia di rifiuti e sicurezza, a cui l’opinione pubblica è sensibile, e probabilmente anche gli investitori.

LA DOMANDA DI ENERGIA NUCLEARE

I fattori che spingono al rialzo la domanda di energia nucleare sono molteplici. Innanzitutto, il fabbisogno di energia è in costante aumento e la tecnologia, in particolare per effetto dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, è uno dei principali fattori trainanti. Attualmente si stima che i data center rappresentino circa l’1% del consumo mondiale di elettricità ma, con la loro rapida crescita in numero e dimensioni, questa quota della domanda è destinata a espandersi fortemente. In alcuni stati degli USA, che ospitano un’elevata concentrazione di data center, questa percentuale ha già superato il 10% secondo un recente rapporto dell’AIE. In secondo luogo, il contesto normativo sta diventando più favorevole all’energia nucleare. L’obiettivo della COP28 prevede di triplicare la capacità nucleare entro il 2050. Da metà 2022 la tassonomia UE, un sistema di classificazione degli investimenti sostenibili, ha scelto di considerare conformi le attività nucleari, a condizione che soddisfino una serie di condizioni rigorose (in particolare in termini di smaltimento dei rifiuti). L’orientamento delle certificazioni ESG sta quindi cambiando per quanto riguarda l’esclusione degli asset nucleari. Segnaliamo inoltre che il rapporto di settembre 2024 di Mario Draghi sul futuro della competitività europea sottolinea la necessità di investire nelle infrastrutture energetiche a basse emissioni di carbonio del continente, ovvero nelle fonti di produzione rinnovabili ma anche nell’energia nucleare.

L’OPINIONE PUBBLICA

Anche l’opinione pubblica, forse a causa dell’inflazione dei prezzi dell’energia legata alla guerra in Ucraina, sta diventando più positiva nei confronti delle centrali nucleari. Una tendenza che potrebbe essere rafforzata dalle promesse dell’innovazione, in particolare dallo sviluppo previsto, nel prossimo decennio, di piccoli reattori modulari (SMR). Rispetto alle centrali nucleari tradizionali, presentano vantaggi in termini di fabbisogno di acqua di raffreddamento, flessibilità del sito, efficienza economica, scalabilità e costi di installazione. Possono anche essere integrati all’interno di hub energetici, insieme a fonti di energia rinnovabile più intermittenti. Solo due di questi reattori sono attualmente entrati in funzione a livello commerciale (rispettivamente in Cina e in Russia), ma sono stati commissionati oltre 200 progetti in tutto il mondo, con le BigTech in testa, intenzionate a raggiungere i propri obiettivi di neutralità carbonica.

LE SFIDE DELL’ENERGIA NUCLEARE

L’energia nucleare deve ancora affrontare sfide come i lunghi tempi di costruzione (8-17 anni), la carenza di manodopera qualificata e le strozzature nelle catene di approvvigionamento: solo il 41% del mercato dell’uranio arricchito è accessibile agli Stati Uniti, con il resto controllato dalla Russia. Inoltre, preoccupazioni su sicurezza e uso bellico continuano a pesare sulla reputazione del settore, nonostante il Centro comune di ricerca dell’UE abbia escluso “prove scientifiche che l’energia nucleare faccia più danni alla salute o all’ambiente rispetto ad altre tecnologie”.

GLI INVESTIMENTI

Dal punto di vista degli investimenti, l’energia nucleare offre notevoli opportunità: dall’estrazione dell’uranio alle società focalizzate sugli SMR (ad esempio, NuScale, BWX Technologies o Rolls-Royce), dai fornitori di servizi o prodotti necessari al funzionamento degli impianti (come Mirion) alle società di pubblica utilità (ad esempio Constellation Energy e NextEra Energy). È anche interessante notare che alcuni produttori di uranio stanno perseguendo un’integrazione verticale: Cameco, ad esempio, ha acquisito di recente una partecipazione del 49% in Westinghouse, rafforzando così la sua presenza in gran parte della catena del valore del nucleare. In conclusione, se da un lato vorremmo mettere in guardia dal cedere a una forma di “NucleHype”, ossia di euforia per il nucleare, a breve termine, dall’altro sembra che si stiano creando le condizioni – normative, tecnologiche e ambientali – per una rivalutazione di questo tipo di energia a lungo termine.

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