STILE – Il 9 marzo 1959 debuttò una bambola destinata a cambiare la cultura pop: Barbara Millicent Roberts, per tutti Barbie. L’idea nacque dalla brillante intuizione di Ruth Handler, cofondatrice di Mattel, che osservando la figlia Barbara capì l’importanza di offrire alle bambine un modello di gioco differente dai classici bambolotti. Ispirata alla tedesca Bild Lilli, la prima Barbie indossava un costume zebrato e costava tre dollari, proponendosi come una figura adulta e indipendente, capace di proiettare le più giovani verso il futuro.
Oltre la moda: le mille professioni e le storiche controversie
Ben presto Barbie ha superato lo status di semplice fashion doll per trasformarsi nello specchio dell’emancipazione femminile. Con oltre 250 carriere all’attivo, è stata astronauta già nel 1965 e manager prima di molte barriere storiche. Tuttavia, il successo ha attirato critiche sul piano dell’irrealismo estetico. Per rispondere a queste sfide, come documentato sul sito ufficiale Mattel, il brand ha avviato una profonda revisione della sua identità , affrontando i canoni tradizionali per abbracciare una rappresentazione autentica.
La svolta inclusiva: la bambola come specchio della diversitÃ
Negli ultimi anni, l’inclusività è diventata il pilastro del brand. Accanto alle linee Curvy e Tall, Mattel ha introdotto modelli con disabilità , vitiligine e, recentemente, la prima Barbie autistica, come approfondito nei report di Ansa. Questo percorso di diversità e autoriflessione, celebrato anche dal fortunato film di Greta Gerwig, dimostra come Barbie sia passata dall’essere un ideale estetico irraggiungibile a un manifesto globale di libertà , inclusione e pluralismo sociale.

















