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Le terre non così rare: disponibilità, sfide e importanza strategica

MERCATI – Le terre non così rare: disponibilità, sfide e importanza strategica. A cura di Roberto Magnatantini, Senior Equity Portfolio Manager di Gamma Capital Markets. Nel panorama geopolitico globale in rapida evoluzione, fortemente incentrato sulle filiere e sul potenziamento delle capacità di difesa, le terre rare acquisiscono sempre più importanza e, di conseguenza, maggiore interesse da parte degli investitori. Cosa sono esattamente, perché sono fondamentali, se sono davvero così rare e se il dominio della Cina può essere messo in discussione: sono queste le domande a cui cerchiamo di rispondere. Innanzitutto, le terre rare comprendono un insieme di 17 elementi, 15 dei quali con numeri atomici compresi tra 57 a 70, più lo scandio (21) e l’ittrio (39). Non devono essere confuse con le cosiddette “materie critiche” il cui elenco, stilato dalle autorità degli Stati Uniti e dell’UE in base all’importanza economica e per la sicurezza nazionale, comprende materiali come alluminio, rame, nichel o silicio.

Le loro proprietà magnetiche/elettroniche le rendono fondamentali, sia in campo militare che civile

Tra le terre rare, il fattore distintivo non sono le proprietà chimiche – praticamente inscindibili da questo aspetto – ma le proprietà elettroniche e magnetiche. Questo, a sua volta, le rende una componente essenziale di applicazioni tecnologiche specifiche, soprattutto in ambiti strategici come il settore militare e la transizione energetica. Prendiamo, ad esempio, il caccia F-35: contiene oltre 400 kg di terre rare, utilizzate nel puntamento delle armi, nei laser, nel controllo di volo ecc. Oppure i veicoli elettrici e le turbine eoliche, che si basano su magneti in terre rare molto potenti e resistenti al calore. Anche se sono definiti “rari”, in realtà questi 17 elementi sono relativamente abbondanti nella crosta terrestre, in tutte le regioni del globo. Tuttavia, non sono sempre facilmente accessibili e la loro concentrazione, seppur variabile, tende a essere molto bassa, il che significa che per produrli occorre lavorare enormi quantità di minerale grezzo. Questa raffinazione è molto costosa, ad alta intensità energetica e fortemente inquinante, ragione per cui la Cina è progressivamente subentrata agli Stati Uniti come principale produttore. In realtà, finché l’ordine mondiale era stabile, questa distribuzione ricardiana della produzione aveva perfettamente senso dal punto di vista economico.

Sulla scia dell’escalation delle tensioni geopolitiche, il predominio cinese dell’offerta suscita forti preoccupazioni

Ora che lo scenario sta cambiando, altre nazioni gradiscono sempre meno il controllo quasi totale delle terre rare da parte della Cina (55% delle riserve, 70% della produzione mineraria e 85% della capacità di lavorazione, secondo lo US Geological Survey). Il fatto che le autorità cinesi utilizzino le esportazioni di terre rare come leva nei negoziati commerciali – dopo l’imposizione di restrizioni all’esportazione come ritorsione contro l’aumento dei dazi USA e il divieto di spedizione di semiconduttori – non fa che rafforzare lo sforzo occidentale per riconquistare l’indipendenza delle forniture. Dal punto di vista degli investimenti, gli ingenti investimenti necessari alla produzione di terre rare, che rendono il modello commerciale antieconomico in assenza di garanzie statali e/o aziendali, prima erano un chiaro deterrente. Ora, tuttavia, pare che questo supporto stia arrivando, come dimostra la partnership pubblico-privata multimiliardaria annunciata a luglio tra MP Materials e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, volta a “catalizzare la produzione nazionale”. O tramite gli investimenti giapponesi (attraverso l’agenzia governativa JOGMEC e la società commerciale Sojitz) nella società mineraria australiana Lynas Rare Earths, di cui il fondo Aegis detiene una quota.

L’attuale “monopolio” cinese sembra destinato a svanire nel tempo

Per concludere, terre rare è un termine improprio, e l’attuale “monopolio” cinese sembra destinato a svanire nel tempo. Tuttavia, sarà un processo lungo e graduale. Nel frattempo si stanno affermando alcune tecnologie alternative – qualcuna piuttosto promettente – ma anche per questo servirà molto tempo. Quel che è certo è che, per le nazioni di tutto il mondo, poter contare su una fornitura sufficiente e sicura di terre rare è un prerequisito per sviluppare capacità militari di alto livello e gestire la transizione energetica, due priorità assolute al momento attuale.

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