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L’eccellenza italiana della pasta sotto assedio: il mercato USA a rischio dazi

EUROPA – L’Italia si conferma la regina incontrastata della pasta a livello europeo e mondiale, dominando la produzione con una quota che nel 2024 ha raggiunto il 69% del totale dell’Unione Europea, pari a 4,1 milioni di tonnellate su 6 milioni complessive prodotte nell’UE. Questa supremazia non si limita alla produzione interna, visto che oltre la metà di questa eccellenza culinaria, ovvero 2,2 milioni di tonnellate, viene destinata all’export. Sebbene gran parte delle spedizioni sia rivolta al mercato unico, i dati Eurostat evidenziano come i mercati extra-UE, in particolare il Regno Unito e gli Stati Uniti, siano fondamentali, rappresentando rispettivamente il 25% e il 23% delle esportazioni totali di pasta comunitaria. L’importanza del mercato americano è cruciale per il Made in Italy: nel 2024, l’export italiano di pasta verso gli USA, secondo secondo acquirente globale dopo la Germania, ha toccato un valore impressionante di 671 milioni di euro. Questa dinamicità del settore, che alimenta un giro d’affari vitale per l’agrifood italiano, si trova ora ad affrontare una grave e inaspettata minaccia che mette a repentaglio la crescita costante registrata negli ultimi anni.

Il dazio antidumping USA minaccia il futuro dell’export italiano

Il solido legame tra la pasta italiana e il mercato statunitense rischia di subire un brusco e drastico stop a causa delle recenti decisioni dell’amministrazione USA. L’allarme è scattato in seguito all’indagine antidumping condotta dal dipartimento del Commercio, che accusa diverse aziende italiane di esportare il prodotto a prezzi ritenuti inferiori a quelli di mercato. L’esito preliminare di questa indagine, pubblicato a inizio ottobre, è particolarmente severo: Washington prevede di imporre una tariffa antidumping retroattiva dell’incredibile entità del 91,74% su tredici importanti marchi italiani, tra cui nomi di spicco come La Molisana, Garofalo, Rummo e Liguori. Questa tariffa, che scatterebbe dal 1° gennaio 2026, andrebbe a sommarsi al dazio unilaterale del 15% già negoziato a livello UE, creando una barriera d’ingresso quasi insormontabile. Già l’introduzione del dazio iniziale del 15% aveva causato un calo del 21% nell’export italiano nel primo mese di applicazione. La prospettiva di un dazio cumulativo così elevato rappresenta una minaccia esistenziale per l’intero segmento, rischiando di far crollare il flusso commerciale di 281 mila tonnellate di pasta spedite oltre l’Atlantico, mettendo in discussione la leadership globale dell’Italia nel settore.

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