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Londra rifiuta il contributo al fondo di difesa UE: freno al “reset” con Bruxelles

EUROPA – Il governo britannico guidato dal laburista Keir Starmer ha nettamente respinto la richiesta della Commissione Europea di versare un contributo che poteva arrivare fino a 6,75 miliardi di euro per l’adesione al programma di difesa comune denominato Security Action for Europe (Safe). Questa mossa rappresenta un significativo “schiaffo” all’Unione Europea e getta nuove ombre sul tanto atteso ‘reset’ delle relazioni post-Brexit tra Londra e Bruxelles. Nonostante il desiderio di migliorare i legami, il rifiuto di Starmer di accettare le condizioni finanziarie proposte, e l’apparente fallimento nell’ottenere un incontro con Ursula von der Leyen alla CoP30 in Brasile per negoziare una cifra inferiore, rischia di paralizzare il processo di riavvicinamento. Il mancato accordo indebolisce la prospettiva di una risposta “dissuasiva” congiunta e coordinata nei confronti della Russia in materia di riarmo, proprio in un momento geopolitico critico, come evidenziato dai media ucraini.

L’Impatto sul futuro della cooperazione strategica

La decisione del premier Starmer di non accettare le condizioni economiche per l’adesione al Safe sottolinea la persistenza di significative divergenze finanziarie e strategiche tra il Regno Unito e l’Unione Europea, anche sotto una nuova amministrazione. Sebbene l’obiettivo fosse quello di cementare una più stretta cooperazione in materia di sicurezza e difesa per affrontare le sfide globali, il muro alzato sui 6,75 miliardi di euro impedisce l’integrazione del Regno Unito nel quadro di difesa comune del blocco. Il fermo no minaccia di rallentare ulteriormente i negoziati su altri dossier cruciali e, di fatto, rende meno robusta la capacità dell’Occidente allargato di presentare un fronte unito. Il futuro di una risposta congiunta alla crescente minaccia russa appare ora più incerto, costringendo le capitali europee e Londra a riconsiderare i percorsi della loro cooperazione strategica.

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