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Economia: 10 previsioni per il 2024, ancora trading in un range fat and flat

ECONOMIA – Economia: 10 previsioni per il 2024, ancora trading in un range fat and flat.

di FABRIZIO QUIRIGHETTI – DECALIA

10 PREVISIONI PER IL 2024: ANCORA TRADING IN UN RANGE FAT AND FLAT

Al nostro ingresso nel 2024, il nostro scenario macro centrale può essere riassunto come “più o meno lo stesso – ma migliore“… Con una crescita resiliente, la normalizzazione dell’inflazione e tagli dei tassi in arrivo. Ricordo inoltre che alcune di queste previsioni possono essere considerate consensuali, altre sono provocatorie, molte di esse non si realizzeranno, mentre altre sembrano ovvie ma ritengo comunque valga la pena tenerle a mente. Non ci sono vere e proprie “sorprese”, più che altro ipotesi più plausibili, che a volte sono collegate o si legano tra loro per portare a uno scenario coerente. Ecco un breve promemoria delle primi cinque, seguito poi dalle ultime cinque.

LE PRIME 5 PREVISIONI

  • La crescita globale si dimostrerà ancora una volta più resiliente del previsto, con sorprese positive da parte di Europa, Giappone ed economie emergenti (Cina esclusa).
  • La principale delusione economica arriverà dalla Cina, che cadrà in uno scenario di deflazione simile a quello giapponese.
  • I tassi di inflazione annuale negli Stati Uniti e nell’UE non scenderanno al di sotto degli obiettivi delle banche centrali entro la fine dell’anno.
  • La Federal Reserve commetterà un errore politico tagliando troppo presto o troppo tardi (non ha altre scelte!).
  • Il grosso del rally delle obbligazioni a lungo termine è alle nostre spalle (vale a dire che i tassi a lungo termine non scenderanno ulteriormente).

LE ALTRE 5 PREVISIONI

  • Né Trump, né Biden saranno il prossimo presidente degli Stati Uniti… Puro sensazione, ma dobbiamo ammettere che sono molte le incognite che potrebbero verificarsi durante i prossimi 10 mesi di campagna elettorale, basti anche ricordare che Obama o Biden erano entrambi oscuri outsider in questo momento dell’ anno, rispettivamente nel 2009 e nel 2020, mentre il punteggio di Trump alle ultime elezioni è stato alla fine molto più alto del previsto. In ogni caso, la volatilità legata alle incertezze di queste elezioni americane aumenterà sicuramente a partire dalla fine dell’estate per poi ridursi dopo i risultati. Più o meno rapidamente poiché queste elezioni presidenziali statunitensi non avranno solo un impatto sui mercati generali a livello “macro”, ma saranno anche fondamentali per settori specifici poiché il loro esito influenzerà la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, l’energia, il commercio e la politica fiscale e di bilancio.
  • La sostenibilità fiscale tornerà al centro delle preoccupazioni degli investitori. Ciò potrebbe essere particolarmente vero in un contesto di crescita resiliente, in cui le banche centrali tagliano i tassi più tardi o meno rapidamente del previsto, con rendimenti reali che rimangono in territorio positivo e un altro aumento inatteso del fabbisogno di finanziamento. In ogni caso, date le aspettative sul percorso di politica fiscale delle principali economie dei mercati sviluppati, la riluttanza delle banche centrali a intraprendere un nuovo massiccio QE e il conseguente aumento dell’offerta netta di debito pubblico, i rischi rimangono latenti e potrebbero quindi manifestarsi in qualsiasi momento in futuro.
  • Nell’universo del reddito fisso, le performance dei principali bucket obbligazionari (govie, credito IG, HY ed EM) saranno abbastanza simili nell’area dei rendimenti mid-single digit nel 2024 . In altre parole, non mi aspetto cambiamenti significativi nei tassi (probabilmente un po’ più bassi) o negli spread creditizi (un po’ più ampi), poiché la maggior parte delle performance deriveranno fondamentalmente dalle cedole. Ovviamente, ci sarà una certa volatilità dei tassi e degli spread di credito nel corso dell’anno, correlata agli altri punti qui sopra o qui sotto, con il risultato finale che dipenderà essenzialmente dalle interazioni tra trend di crescita, traiettoria dell’inflazione e risposte di politica monetaria. In uno scenario di (profonda) recessione, in cui le cattive notizie torneranno ad essere cattive notizie, i titoli di stato a lungo termine dovrebbero ovviamente sovraperformare. Al contrario, la crescita resiliente e l’atteggiamento aggressivo delle banche centrali dovrebbero favorire gli HY a breve termine, con un pizzico di cautela dato il muro del debito che si avvicinerà man mano che ci avviciniamo alla fine del 2024.
  • Le correlazioni tra obbligazioni e azioni rimarranno positive quest’anno, soprattutto se la crescita economica non si arresterà. In questo contesto, saranno l’inflazione e la politica monetaria, leggasi tassi di interesse, a rimanere al centro dell’attenzione. Nel nostro scenario di base, prevediamo che i titoli azionari posano offrire rendimenti di circa il 10%, derivanti essenzialmente dalla crescita degli utili, con valutazioni che si mantengono intorno ai livelli attuali. Tuttavia, a seconda dell’andamento della disinflazione, potrebbe essere molto favorevole per le azioni, e in misura minore per le obbligazioni, se l’inflazione scendesse rapidamente al di sotto degli obiettivi delle banche centrali (più velocemente delle nostre previsioni), aprendo le porte a un rapido allentamento delle politiche monetarie. Ciò potrebbe portare potenzialmente a una qualche forma di bolla azionaria (cfr. punto 4). Purtroppo, è vero anche il contrario… Si noti infine che in caso di (profonda) recessione, il portafoglio bilanciato riacquisterà una certa attrattiva poiché i titoli di Stato (a lungo termine) dovrebbero offrire un cuscinetto al calo dei prezzi degli asset di rischio. In questo contesto, la correlazione diventerà ovviamente negativa.
  • All’interno dei mercati forex, il peg HKD verrà interrotto. Con la Cina che si sta trasformando in Giappone (crescita economica vacillante, inflazione già vicina allo 0%, scoppio di una bolla immobiliare, debito eccessivo, invecchiamento della popolazione e una generale perdita di fiducia nel settore privato), la storia quarantennale dell’ancoraggio dell’HKD all’USD sarà ulteriormente messa a dura prova dalle attuali divergenze tra le tendenze di Stati Uniti e Cina in termini di crescita (stabile o in calo), inflazione (rischio di deflazione o vischiosità) e tassi reali (positivi o negativi, altamente necessari), oltre che da considerazioni geopolitiche. Questo ancoraggio ha ancora senso oggi? L’Autorità monetaria di Hong Kong può permettersi di mantenerlo? Soprattutto perché in determinate circostanze sta esacerbando l’instabilità economica e finanziaria? Quali sono le intenzioni finali della Cina nei confronti di Hong Kong? Porsi queste domande sta già fornendo alcuni spunti, a mio avviso… Per quanto riguarda i principali cross, mi aspetto che l’USD e il CHF non si deprezzeranno molto, nonostante l’EUR e lo JPY riacquisteranno un po’ di colore sulla scia della posizione relativa delle rispettive politiche monetarie (leggasi Fed e BNS appariranno più accomodanti o meno aggressive rispetto a BCE e BoJ, in quanto saranno tra le prime a tagliare i tassi).
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